La fotografia, scattata nel 1941, ritrae un uomo inginocchiato sul bordo di una fossa comune, pochi istanti prima di essere giustiziato. È l'”ultimo ebreo di Vinnitsa”, città ucraina. Dietro di lui, un soldato tedesco dell’Einsatzgruppe D punta un fucile, pronto a sparare. L’immagine è cruda e diretta e cattura l’orrore di un massacro in tempo reale, con altre vittime già visibili nella fossa e altri soldati sullo sfondo.
Il massacro degli ebrei di Vinnitsa
La foto fu trovata nella tasca di un soldato tedesco durante la Seconda guerra mondiale, con queste parole scarabocchiate sul retro: “Ultimo ebreo a Vinnytsia”. Quel giorno furono giustiziati 28.000 ebrei. Con ogni probabilità una delle fotografie più iconiche della Seconda guerra mondiale e del XX secolo fu scattata il 22 settembre 1941, giorno del secondo massacro nella città di Vinnitsa (Vinnytsia), in Ucraina.
I responsabili delle esecuzioni furono soldati tedeschi appartenenti agli Einsatzgruppen, gruppi paramilitari creati da Heinrich Himmler e gestiti dalle Schutzstaffel (SS), che tra il 1941 e il 1945 uccisero più di 1,3 milioni di persone in esecuzioni sommarie all’aperto, per la maggior parte civili ebrei e comunisti.
Molti mettono in dubbio l’autenticità della foto o ipotizzano una possibile manipolazione, ma l’immagine resta considerata una delle più iconiche del XX secolo. La stampa “originale” si trova allo United States Holocaust Memorial Museum. In ogni caso, vi furono almeno due esecuzioni di massa, il 16 e il 22 settembre 1941, perpetrate contro gli ebrei della città di Vinnitsa, in Ucraina, che causarono effettivamente la morte di circa 28.000 ebrei.
Il brutale contesto storico dello sterminio degli ebrei
Questa foto è una testimonianza visiva dei crimini commessi dagli Einsatzgruppen, gli squadroni della morte nazisti che operavano nei territori occupati dell’Europa orientale. A differenza dei campi di sterminio, gran parte dell’Olocausto a est fu realizzata con fucilazioni di massa come quella ritratta. Vinnitsa, un tempo sede di una fiorente comunità ebraica, divenne un luogo di sterminio sistematico, con la maggior parte dei suoi abitanti ebrei uccisi in fosse comuni.
La forza e la memoria della fotografia
“L’ultimo ebreo di Vinnitsa” è diventata una delle immagini più iconiche e disturbanti dell’Olocausto. Anche se la sua autenticità e l’identità esatta del fotografo sono state discusse negli anni, la foto racchiude la brutalità disumana del genocidio. Nonostante l’affermazione di alcuni secondo cui la foto avrebbe subito alterazioni, non va lasciato spazio ad alcun tipo di negazionismo o revisionismo dell’Olocausto. Questa testimonianza, insieme a molte altre, resta un monito crudo e doloroso delle atrocità commesse e dell’importanza di ricordare e di educare sull’Olocausto, perché simili orrori non si ripetano.
L’Identificazione del Tiratore, 84 Anni Dopo
La fotografia emerse nel 1961, durante il processo ad Adolf Eichmann a Gerusalemme, quando l’agenzia United Press la diffuse a partire da una copia fornita da Al Moss, sopravvissuto all’Olocausto che l’aveva ottenuta nel 1945, poco dopo essere stato liberato dal campo di concentramento di Allach. Per decenni, l’identità del soldato che impugnava il fucile rimase sconosciuta. Nel 2025, lo storico Jürgen Matthäus, ex capo della ricerca allo United States Holocaust Memorial Museum, utilizzò il riconoscimento facciale tramite intelligenza artificiale per confrontare il volto del tiratore con foto di famiglia fornite da parenti viventi di sospettati. Il risultato, con un livello di confidenza del 99,9%, indicò Jakobus Onnen, un insegnante di 34 anni membro dell’Einsatzgruppe C, morto in combattimento nell’agosto 1943 senza mai rispondere dei propri crimini. La stessa ricerca rivide anche il luogo dell’esecuzione: l’uccisione avvenne probabilmente il 28 luglio 1941 nella città di Berdychiv, e non a Vinnitsa come si era presunto per decenni, sebbene la fotografia conservi il suo titolo storico.











